Salmoni Pastafariani: 5 - Buon Pirata e la lampada in fondo al mare

Buon Pirata e i suoi Frittelli, esausti dopo una difficile navigazione fatta in mezzo a delle furiose tempeste, non vedevano l’ora di trovare un’isola.
Magari accogliente, con un buon approdo per riparare i danni subiti, una buona locanda dove pregare il Prodigioso e rilassarsi.

Approdarono ad un’isola particolare. Si trovava navigando pian pianino in mezzo a degli isolotti di sabbia e rada vegetazione.
La particolarità di quel viaggio fu che c’era una puzza talmente forte che dovettero mettersi delle mollette sul naso.

Finalmente arrivarono all’isola più grande, ormeggiarono il Galeone e scesero a terra.
Dovunque gli abitanti avevano piantato delle basse colonnine, poco più alte di un uomo medio, a mò di totem.
Sopra ad ogni colonnina c’era un pesce grigio lungo poco più di un palmo della mano dell’uomo di prima.

Gli abitanti uscirono dalle loro case per vedere i forestieri appena arrivati, ponendo ai Pirati domande curiose su chi erano e che facevano.
Naturalmente Buon Pirata e la ciurma risposero a modo, spiegando che erano lì per pregare nella locanda, ed a loro volta chiesero quale significato avessero le colonnine.
“Quelle Sacre Colonne rappresentano il nostro idolo, la nostra divinità” rispose il sindaco dell’isola “Noi veneriamo il Sacro Merluzzo!”
Ed a quelle parole gli abitanti dell’isola abbassarono il capo in un inchino deferente.
Anche i Pirati si tolsero i cappelli, sia mai si fossero offesi, e si produssero a loro volta in un bell’inchino.
“Merluzzo?” disse a bassa voce uno dei pirati “Ma se è grande come una sardina in scatola!”
Buon Pirata, facendo finta di niente, diede un calcio con la gamba di legno sullo stinco del pirata che parlò. E che, per una buona mezzora camminò storto massaggiandosi la gamba.

Ormai, però, il danno era fatto, perchè il sindaco sentì lo stesso le sue parole e diventò paonazzo nel sentire che veniva offeso il suo idolo.
“Il Sacro Merluzzo non tollera le offese, sapete che vi potreste ritrovare senza naso?”
Ma Buon Pirata provò a gettare acqua sul fuoco:
“Perdonateci, non era intenzione recare offesa a chicchessia. Anzi, noi che crediamo nel Prodigioso Spaghetto Volante, che non gli interessa se lo si offende, preferiremmo evitare di scambiarci le idee a stomaco vuoto. Indicateci la locanda: mangiamo, beviamo e ci parliamo. Vi va?”

Così fecero brindando ora ad un Dio e dopo a quell’altro, raccontandosi storie di pesche miracolose e di spaghettate mistiche, finchè tutti si conobbero meglio.
Alla fin fine, con la pancia piena, tutti dissero degli altri che non erano cattive persone, ed anche se ciascuno rimase della propria idea, l’importante fu di aver passato qualche ora in armonia, ed in amicizia.

Ripeterono qualche sera quegli scambi culturali, finchè non ebbero riparato per bene la nave.
Ecco, ora Buon Pirata e isuoi Frittelli erano pronti per continuare il loro viaggio nel grande mare. La ciurma sciolse gli ormeggi e si avviarono per avventure più grandi.

Prima però un’ultima tappa in un posto segreto che il Pirata segnò con una X nera su di una mappa.
In quell’esatto punto colarono la cassa del Tesoro, nascondendola nella profondità del mare.
Ed a quel punto Buon Pirata fece una cosa straordinaria: prese una lampada accesa dal cassero e la lascio andare anch’essa nell’acqua fredda, giusto dove era sparita la cassa.
E la lampada non si spense, nossignore! Tutti loro potevano vederla risplendere giù nell’abisso.

Poi si avviarono.
Forse un giorno ritorneranno e ci racconteranno di quello che videro: le loro scorribande, i saccheggi e gli abbordaggi.
Di loro, per il momento, ci resta solo quella luce laggiù, dove sanno aver nascosto i loro tesori più preziosi

Da quel giorno si disse: “Osserva bene quella luce che non si spegne mai, nemmeno nel più profondo mare: è la luce dell’amicizia.”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 4 - La fiaba della Piratessa

Quando Buon Pirata scese con la ciurma dal Galeone sulla quarta isola per Pregare il Prodigioso Spaghetto Volante, sentì la gente del posto che si lamentava che i loro bambini facevano fatica ad andare a letto a dormire.
“Abbiamo provato di tutto” dissero sconsolati “latte caldo, camomilla, nuovi giocattoli, biscotti, financo canzoni di Gigi D’Alessio, ma nulla.”

Allora Buon Pirata propose:
“Ci provo io. Conosco un metodo scientifico che sicuramente funziona.”
“E come farai a calmarli?” chiesero gli isolani
“Con una fiaba” rispose lui “la più bella che sia ascoltata: quella dei Pirati!”

E cominciò in mezzo ai pargoli, vestiti da nanna, a raccontare:
“C’era una volta un Pirata …”
“E perchè non una Piratessa?” lo interruppero vociando tutti in coro.
“E sia” disse ridendo “c’era un volta una Piratessa che con la sua ciurma voleva cambiare il mondo. In verità gli sarebbe bastato cambiarne un pezzettino …”

“Aveva la benda sull’occhio la Piratessa?” chiesero i bambini, stavolta quieti e curiosi.
“Sì, ce l’aveva sempre addosso, da quando gli successe una cosa bizzarra: un giorno la tolse e perse la rotta, sebbene il Nostromo l’avvertiva di un vento contrario.”
“Ed allora cosa fece?” domandarono i piccoli ciondolando la testa e socchiudendo gli occhietti.

“Piratessa sapeva che doveva portare la sua ciurma fuori dai guai.
E la sua ciurma era la sua famiglia: ogni marinaio del suo galeone gli voleva bene e si affidava a lei.
E lei, da buon Capitano, non li avrebbe mai delusi.”

Buon Pirata continuava a raccontare la favola, la sua voce sembrava una carezza.

“La Piratessa seguiva gli “Otto Io Preferirei Che” ed il quarto Condimento dice che non devi recare offesa a chi ti vuole bene, che sia il tuo partner maggiorenne, ma anche la tua famiglia o la tua ciurma.
Quindi, con questo rispetto nel cuore, cercò di dare il suo massimo, rincuorando chi stava perdendo la speranza, aiutando chi era troppo stanco per orzare e poggiare.

A questo punto, arrivarono ad un mare scuro e freddo. Venti gelidi gonfiavano le vele. Non erano le loro solite acque limpide e arie tiepide.
Anche i pesci che nuotavano vicino alla superfice e che si facevano vedere, erano bizzarri e sfuggenti
Qualcuno della ciurma giurava addirittura di aver visto nuotare dei … pinguini.
E questo demoralizzava i nostri pirati. Sapete: date una nave da abbordare, un tesoro da scoprire o una Locanda da Sacralizzare e non avrebbero battuto ciglio. Ma i pinguini! Brrr.

Voleva dire che si stavano avvicinando all’Antartide. E lì c’era l’Inferno: una terra dove nulla nasceva: né grano, per fare cibo dai carboidrati complessi, né luppolo, per fare la birra, e nemmeno animali.
A parte i pinguini, che mangiavano freddo pesce il quale si nutriva di krill.
A qualcuno già scendeva qualche lacrima ghiacciata.

In più, Piratessa continuava a fare il punto della nave, ma il cielo era notte e giorno coperto. Non c’erano stelle con cui orientarsi. Non c’era il Sole amico che avrebbe potuto dare una mano.

Insomma, la situazione non era delle più rosee.

Ma proprio in quel momento Piratessa si ricordò cosa doveva fare in queste situazioni: veloce veloce si rimise la benda sull’occhio.
Adesso aveva un’altra visione, per fortuna.
Riuscì a imbrigliare i venti contrari con una manovra da manuale, dopo un poco ritrovò la giusta rotta e fu pronta ad una nuova avventura.”

Poi Buon Pirata tacque, pian pianino si alzò e lasciò i piccini distesi nei loro lettini, ormai tra le braccia di Morfeo.

Da quel giorno si disse: “Chi perde la benda, non naviga a vista.”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 3 - Gli uncini di Buon Pirata

Il terzo giorno il viaggio fu breve, così tutta la ciurma ebbe più tempo per lodare il Prodigioso Spaghetto Volante nella taverna dell’isola su cui sbarcarono. Tanto breve che Buon Pirata non ebbe nemmeno il tempo di lucidare la sua collezione di uncini, che teneva gelosamente nella sua cabina.
Questi uncini erano particolari: alcuni erano a cavatappi, altri a coltello, uno era a cacciavite ed un altro a stuzzicadenti. E naturalmente li cambiava secondo l’uso che gli serviva.

Comunque sia sbarcarono, e quest’isola in particolare, che non era molto grande, sembrava molto graziosa.
Ed i suoi abitanti accorsero tutti alla taverna quando seppero dei forestieri. In verità sembravano più curiosi di vedere dei veri Pirati.
“Ma davvero siete pirati? Vi vestite tutti così? La benda sull’occhio è vera o la mettete per moda?” chiesero quasi all’unisono gli isolani, con uno sguardo tra lo sbigottito e l’incredulo.

Buon Pirata e la ciurma di amici sorridevano a quelle bordate di domande e, intanto che sorseggiavano da dei grandi boccali di birra, cercavano di rispondere.

“Certo che siamo veri Pirati! Il Prodigioso si arrabbia se non spieghiamo la nostra fede senza essere vestiti da pirata.”
“Certo che ci vestiamo tutti così. Vedete: voi siete vestiti di cotone grigio ed in una strana foggia; ma a noi, che seguiamo i Condimenti, non importa come vi vestite o come vi atteggiate. Per noi contano solo le persone, uomini o donne che siano. E questo è il nostro Terzo Condimento.”
“Certo che … ehm … la benda è vera. Però qualcuno di noi la porta per avere un’altra visione del mondo, un altro punto di vista. Aiuta, sapete?”

Gli isolani erano felici di ricevere tutte quelle notizie, che li faceva pensare e distogliere per un poco dai loro problemi.
Erano poveri e tristi, spiegarono. Nell’isola coltivavano il cotone.
Riuscivano a farsi dei buoni e resistenti vestiti. Difficili da strapparsi e buoni assai se adoperati nei lavori pesanti.
Però erano bianchi e si sporcavano subito, facendo sembrare sciatti e luridi chi li indossava.
Per questo nelle isole vicine non li voleva nessuno e non riuscivano a vendere nemmeno i gomitoli di cotone che producevano.

Buon Pirata allora ebbe un’illuminazione!
Badate bene: il Prodigioso ci ha dato il libero arbitrio, ma non ci manda le idee, manco se lo preghiamo.

Dicevo, Buon Pirata ebbe l’idea di togliersi l’uncino e, con dei colpi di martello ben assestati, lo raddrizzò. Poi prese dalla sua collezione altri uncini raddrizzandoli tutti.
Infine ne prese una coppia ed insegnò ai devoti dell’isola come fare dei deliziosi merletti: due sopra, uno sotto, gira e lega.
Impararono in fretta e da quel momento, molto ma molto entusiasti, si dedicarono al lavoro all’uncinetto, come lo chiamarono da quel giorno.

Sappiate che i loro lavoretti andarono a ruba nelle isole vicine e lontane, e gli isolani non furono più poveri in canna.

Non solo. Vedete come da una buona idea nascono altre idee, come per magia.
Ebbene: un tale Gino, in onore al vestito Blu di Buon Pirata, colorò la stoffa resistente e da lavoro proprio con il colore preferito dal nostro Capitano. Così i pantaloni e le giubbe degli isolani ora erano di un simpatico blu.
A Buon Pirata regalarono una sostanziosa fornitura, che la ciurma caricò nella nave in casse dove scrissero “Blu di Gino”.

Non vi dico i festeggiamenti a Buon Pirata e la ciurma per tutta quella serie di eventi, che fu fatta dall’intera isola.
Vi basti sapere che fu fatta una statua che li ritraevano in una posa plastica, ma, avendola fatta di spaghetti e polpette, non vi affannate a cercarla, perchè fu mangiata in una sera.

E da quel giorno si disse: “Dai un uncino e riceverai tanti uncinetti”.

RAmen.

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Quando il tricolore si fa verde basilico, bianco pasta e rosso pomodoro

Esistono date che entrano nella storia con forza, prepotenza e purtroppo, a volte, anche con violenza. Altre invece che vi scivolano dentro, quasi di soppiatto e con passo ovattato.

Sabato 13 maggio 2017 è stata una data storica per questo Paese e per i cittadini che lo abitano, uno di quei momenti che segnano un giro di boa sconosciuto però ai più, una data importante per la libertà delle persone: la libertà di dichiarare il proprio amore e il proprio credo religioso a piena voce e alla luce del sole.

Quando questi, solo in apparenza, timidi appuntamenti con la storia avvengono in pochi riescono a coglierne appieno la portata. Nel 1797, il 7 gennaio alle ore 11 solo un centinaio di persone in quel di Reggio Emilia assistettero alla nascita e al primo sventolio di quel tricolore verde, bianco e rosso che oggi conosciamo come bandiera italiana.

Immaginate quindi quale è stata l’emozione delle persone che sabato scorso, 220 anni dopo quella data hanno partecipato ad un altro evento storico in quella medesima “Sala del Tricolore”.

Quel giorno, in quello stesso luogo infatti si è celebrato il matrimonio con rito civile di Andrea Sommani e Alessio Conti. Due giovani decisi ad unirsi non solo però di fronte al loro Paese, ma anche di fronte al loro dio: il Prodigioso Spaghetto Volante della Chiesa Pastafariana. (altro…)

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Salmoni Pastafariani: 2 - Il Galeone pendente



Di buon mattino i due Pirati salparono dalla prima isola poichè il richiamo dell’avventura era forte.

Così, mentre governavano il Galeone, intonarono una canzone da taverna (il contributo all’upwelling, sapete) e cercarono un buon luogo di culto in cui pregare.
Alla maniera Pastafariana, si intende. Cioè una locanda con cucina, ben fornita di spaghetti e di birra in qualche atollo amichevole.

Mentre erano in mare videro in lontananza le vele di una nave e decisero di avvicinarcisi per salutarla.
Dopotutto non bisogna dimenticare le buone maniere, nemmeno se si è in pieno Oceano.
Magari ci potrebbero essere degli amici da salutare. O magari hanno bisogno di un aiuto.

Così, appena furono a giusta distanza, cominciarono a chiamarli:
“Ahrr, della nave!”
“Ahrr, heilà!”
Salutarono i due pirati, ma sapete cosa successe invece? Che dalla navi si sentirono urla allarmate:
“I pirati! I pirati! Aiut! Aiut! Salviamoci la pellaccia!”
Incredibilmente, le figure a bordo, spaventate dagli “Ahrr” e dall’aspetto piratesco dei due Pirati, cominciarono a calare in acqua una scialuppa, ci montarono dentro e:
“Sciaff, sciaff!””
Cominciarono velocemente a remare ed allontanarsi, finchè non diventarono un puntino all’orizzonte.

Buon Pirata ed il suo amico si guardarono sbigottiti, ma continuarono ad avvicinarsi alla nave ormai senza equipaggio.
Perchè mai erano fuggiti così di corsa? Mica volevano fargli del male, anzi: avevano tutte le più buone intenzioni di presentarsi con garbo.
Anche perchè il Prodigioso dice che preferisce non si opprima o si uccida proprio nessuno, e nemmeno essere meschini.
E i due Pirati ci tenevano molto ad onorare il secondo Condimento.

Fattostà che salirono a bordo della nave vuota. C’era la cabina del capitano, vuota. Le cabine con le amache, vuote. La cucina, vuota. Anzi, no: in cucina c’era ancora la zuppa calda e le scodelle pronte, così ne aproffittarono per pregare e gustarsi una bella merenda.
Naturalmente non era una barca che trasportava oro o pietre preziose, ma nella stiva fecero una scoperta piuttosto interessante: barili e barili con dentro lunghe collane di salcicce di tutti i tipi e dimensioni!

Non ci pensarono due volte, trasportarono tutti i barili nel Galeone. Mica potevano lasciarli là a prendere umido! O, peggio ancora, ad essere mangiati dai pesci!

Poi abbandonarono la nave al suo destino, e continuarono il viaggio.

Ad un certo punto, attraversato un banco di nebbia, intravidero un’isola, o così almeno sembrava.
Avvicinandosi di più videro invece che era un enorme Galeone color della nebbia che lo avvolgeva, con tante casette costruite sul ponte.
Era arenato sulla sabbia e inclinato, tanto da far temere che dovesse rovesciarsi da un momento all’altro.

“Ahrr” chiamarono i nostri Pirati dalla loro nave, mentre piano piano si avvicinavano, per paura delle secche. E sperarono che almeno questi non scappassero.
“Ahrr a voi, frittelli!” rispose una voce dal Galeone Grigio, quindi salirono a bordo per presentarsi, salutarono e parlarono col pirata che li aveva salutati per primo, che volle spiegargli la loro storia:

“Noi abitiamo questo Galeone che è fermo da anni, ma una volta navigavamo i mari in cerca di avventure. Un brutto giorno, avvicinandoci ad un isola, dove atterravano dei mostruosi esseri volanti, venimmo attaccati dalle canoe dei terribili HareKrisna!

A stento siamo riusciti a salvarci, e solo perchè trovammo un banco di nebbia perenne che ci nascose all’inseguimento. Purtroppo ci arenammo subito dopo e non ci siamo più mossi da quel dì.

Nascosti qua dalla bruma, cominciammo a metter su famiglia, costruire sopra la nave delle casette e coltivare un orticello sulla terraferma della piccolissima isola. Ma ora la nave si sta inclinando sempre più, non è più stabile e il pericolo di capottarci è sopra i nostri tricorni. Potreste aiutarci?”

“Certo” rispose Buon Pirata “avete delle catene? No? E corda? Nemmeno?”
Buon Pirata si grattò la zucca con l’uncino per farsi venire qualche idea, e … vedete come il Prodigioso ci ha fornito del pensiero? Dovremmo sempre farne buon uso.
“Ho trovato!” esclamò “Legheremo assieme tutte le salcicce che trovammo nei barili della nave abbandonata. Presto, datemi una mano!”

Ogni marinaio si industriò per il lavoro: trasportarono le botti fuori dalla stiva e cominciarono ad imbastire una cima … di salcicce.
Una volta finita Buon Pirata ad un capo di quella bizzarra corda formò un lazo, lo lanciò ed accalappiò la punta dell’albero maestro del Galeone Grigio.
L’altro capo lo assicurò alla sua nave e, sfruttando il vento favorevole, riuscì a tirare tanto da raddrizzare il grande bastimento arenato, che risulto più stabile anche di prima.

Non vi dico l’esultanza dei Pirat* tutti. E fu preghiera unica sino al mattino. Naturalmente a spaghetti e birra.
Il Pirat* che richiese l’aiuto, colmo di gioia, si dichiarò disposto per gratitudine a passare nella ciurma di Buon Pirata con la sua famiglia. Ora in quattro la nave si sarebbe governata molto meglio.

E quelli che rimasero nel Galeone Grigio verniciarono le casette e tutto il resto della nave con tutti i colori possibili, in onore ai vestiti sgargianti e rilucenti di Buon pirata e del suo amico, che da quel dì fu chiamato Galeone Arcobaleno!
E’ uno spettacolo vederlo ancora oggi quando ci si avvicina uscendo dalla nebbia.

E da quel giorno si disse: “Non importa quanto bisogno hai, ma se vuoi aiuto lo troverai in un* Pirat*, o almeno nelle sue salcicce.”

RAmen.

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Anche nello sport il Pastafarianesimo avanza spedito

Riceviamo da un componente dei Prodigiosi Spaghetti Volanti e volentieri pubblichiamo.

 

IL VERO SPORTIVO SI DISSETA CON LA BIRRA!”

Il Prodigioso, la scienza e… la “drinking culture” dell’Arsenal.

(di Dario TestadiLattuga Mameli)

“Il vero sportivo si disseta con la birra!”

Proprio partendo da questa affermazione il Prodigioso decise di costituire una squadra di pallavolo, I Prodigiosi Spaghetti Volanti.

Non deve essere stato facile per lui trovare dei giocatori bravi e allo stesso tempo accaniti bevitori. Infatti, si concentrò maggiormente su questa seconda qualità e creò una squadra con delle imperfezioni pallavolistiche. Giusto così! Non dimentichiamo che in preda ad una marcata intossicazione alcolica ha creato un mondo imperfetto.

Dovrebbe bastare questo per capire il forte legame che esiste tra la birra e lo sport. Purtroppo però nel nostro mondo esistono i razionali e gli scettici, coloro insomma che non si fidando del Prodigioso e che sono sempre alla ricerca di qualcosa di scientifico e/o medico.

A queste persone bisogna ricordare che la birra è un prodotto naturale, la bevanda naturale più povera di contenuto calorico (dato che qualsiasi spremuta di frutta, a eccezione del succo di limone, ne ha uno maggiore). Inoltre è costituita per il 92% d’acqua, contiene proteine (facilmente assimilabili, trattandosi in massima parte di peptidi e amminoacidi), sali minerali (potassio, fondamentale per l’equilibrio sodio/potassio; fosforo, particolarmente importante per gli sportivi e per l’equilibrio dietetico calcio/fosforo; magnesio, importante per l’attività muscolare; zinco, importante nell’azione di molti enzimi fra cui le varie deidrogenasi, che aiutano il fegato nell’eliminazione delle tossine; selenio, che permette una migliore ossigenazione dei tessuti periferici), vitamine del complesso B, polifenoli, antociani.

Il Prodigioso, la scienza e… la “drinking culture” dell’Arsenal. Un racconto di Ray Parlour, tratto da Football is NOT Ballet:

«Eravamo in trasferta ad Anfield. Ero un giovane, destinato alla tribuna con altri 6-7 compagni.
Prima della partita siamo andati a bere nella lounge della Carlsberg. Birra gratis, non male. Avevo già bevuto 4 pinte quando, 10 minuti prima della partita, il vice-allenatore Stewart Houston è venuto a cercarmi.
“C’è stato un infortunio nel riscaldamento, scendi e cambiati”, mi ordinò.
Mi sono cambiato e mi sono accomodato in panchina, puzzando di alcol. A 20 minuti dalla fine, l’allenatore George Graham mi ha ordinato di scaldarmi e di entrare.
Quel giorno, ho giocato bene e ho anche fatto un assist. Ma l’allenatore mi ha comunque multato due settimane di stipendio, per essere sceso in campo mezzo ubriaco».

Beh, anche a me è capitato di bere qualche birra prima di giocare con i Prodigiosi Spaghetti Volanti, ricordo ancora quelle tre 0.50 bevute solamente mezz’ora prima della partita, giocata bene e vinta.

Ahrrr!

Bibliografia:

FARE&CONOSCERE LA BIRRA, Giunti Editore

Football is NOT Ballet

La squadra dei Prodigiosi Spaghetti Volanti

 

 

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Un’accusa di blasfemia in Irlanda

Stephen Fry accusato di blasfemia dopo commenti su dio

6 maggio 2017

Stephen Fry a Londra nel 2016

La polizia irlandese ha avviato un’inchiesta per le accuse di blasfemia fatte da uno spettatore di un programma TV contro Stephen Fry.

Sembra che la polizia stia cercando di capire se i commenti fatti dal comico inglese sul canale RTE nel 2015 (qui il video) possano costituire un reato secondo il “Defamation Act” irlandese. Durante la trasmissione, Fry aveva chiesto perché dovrebbe “rispettare un dio capriccioso, malvagio e stupido che crea un mondo […] pieno di ingiustizia”. Il comico ha poi specificato che la sua affermazione non “era offensiva nei confronti di una religione in particolare”.

Secondo un reportage del quotidiano Irish Independent, dall’entrata in vigore della legge nel 2009 i tribunali non avrebbero discusso nessun caso di blasfemia in pubblico. Inoltre, è “molto improbabile” che sarà avviata un’azione legale nei confronti di Stephen Fry. (altro…)

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Salmoni Pastafariani: 1 - Buon Pirata salpa verso la prima avventura

A quel tempo Buon Pirata era inquieto.
Non che gli mancasse la pasta e la birra, per carità; ne era ben fornito, anzi.
Eppure si sentiva un devoto Pirata, e stava attento a rispettare gli Otto Io Preferirei Davvero che Tu Evitassi. Dove abitava non credevano alla spaghettosa bontà del Prodigioso, ma lui stava attento a non infrangere il primo condimento e comportarsi come un asino bigotto.
In verità si sentiva incompleto, come se gli mancasse un’altra gamba o un altro occhio.

Passeggiò fino alla rada, dove riposava nell’acqua calma il suo Galeone.
Guardò a lungo gli alberi senza vele della nave. Poi salì a bordo, fin sul cassero di prua, e poi verso quello di poppa, prendendo in mano la ruota del timone.
Gli sovvennero le avventure passate, i mari solcati e le isole visitate.
Ricordò le Casse del Tesoro che nascose alle grinfie dei temibili Hare Krisna, e … sospirò: il Governatore di Maracaibo.
La sua immagine gli si parò davanti, vivida, come fosse là in carne ed ossa. E loro due avevano un certo conto in sospeso.

Improvvisamente sentì il sugo scorrergli nelle arterie, e fu luce:
“Arremberò, ecco ciò che farò! Cercherò una ciurma, locande in cui pregare e arriverò a Maracaibo!”

Perciò radunò pasta, sugo, scatole di biscotti e birra nella stiva del suo Galeone, diede un addio strappacuore alla sua collezione di birrette in bottiglia, chissà mai quando le avrebbe riviste, e salpò.

Navigò per ore governando da solo la nave. In effetti era piacevole scivolare sull’acqua, guardare le vele gonfie di vento e contare i pesci che ogni tanto saltavano fuori dal mare.
Ma era anche faticoso correre per il ponte a tirare il cordame, salire sull’albero maestro per guardare l’orizzonte dalla coffa e scendere nella stiva a preparare il sugo per il pranzo.
Quindi fu contento quando dalla coffa avvistò Terra: corse al timone per aggiustare la rotta e regolò il sartiame per raccogliere il vento.

La prima tappa fu su un’isola disabitata su cui campeggiava un unico tetro grande rudere, con un’alta e cadente torre di guardia.
Scese dalla nave e attraversò la piccola spiaggia che portava all’edificio.
Avvicinandosi notò un cartello all’ingresso, era scritto a mano e la grafia era incerta.
Avvisava:
“Quest’Isola fu abitata da pazzi e da appestati, nessuno di loro sopravvisse all’ignoranza dell’uomo. State alla larga!”
Tutte le finestre erano prive dei vetri, sembravano orbite vuote. Mancavano le porte. Polvere e calcinacci erano dappertutto.
Questo voleva dire che quella magione era abbandonata da diversi anni.

Finì di esplorare quel sinistro maniero e si diresse a vedere come era messa la torre. Salì i gradini sconnessi e guardò l’orizzonte.
Cominciava ad imbrunire e già calava una sottile nebbiolina.

Stava ancora scrutando il mare, quando si accorse di un puntino che si avvicinava e si ingrossava. Prese il binocolo e lo puntò.
Pareva una barchetta a remi, e stava puntando alla spiaggetta dell’isola.
Decise di discendere dalla torre e di accogliere il natante. Attraversò l’edificio e si recò alla spiaggia.

Via via che la barchetta si avvicinava, prendeva sempre più le sembianze di un canotto con sopra un* Pirata.
“Ahrrr…” gridò al suo indirizzo Buon Pirata appena fu abbastanza vicino.
“Ahrrr…” fu la risposta dal canotto “Mi ero pers* nella nebbia o nei fumi alcoolici, non so.”
Risero e, quando scese a terra, furono feste e tripudi di “Ahrrr”.
“Frittello! Ti va una buona preghiera assieme? E ti andrebbe di formare una ciurma?” chiese Buon Pirata.
“Ahrr…” rispose il Pirata “Ti rispondo con due sì!”
E poi stapparono la birra e misero a bollire la pasta in Olocausto al Prodigioso.

Finalmente Buon Pirata era in una ciurma. E l’Isola da quel giorno fu Pennedetta.

Da quel giorno si disse: “Non si è soli solo da soli, ma in due si è già una Ciurma”.

RAmen

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Salmoni Pastafariani: Presentazione

Salmoni sulle avventure di Buon Pirata: nasce inizialmente con la necessità di raccontare il mondo Pastafariano al gruppo facebook della Pannocchia di Treviso.

È uno strumento con cui spiegare il Cotechismo, parlando il linguaggio con cui ognuno di noi si imbatte navigando nel mare dei nostri siti e raccontando il Pantheon che tutti noi amiamo.

Pirati, tesori e galeoni, si mescolano a spaghetti, polpette e birra, ma al di sopra di tutto teiere, unicorni e, naturalmente, il Prodigioso Spaghetto Volante.

Ecco quello che il protagonista vivrà, trovandosi a vagare per i Sette Mari in una continua ricerca, vuoi di una ciurma, vuoi del Governatore di Maracaibo, di cui ne è innamorato.

E questa ricerca cos’è se non quella nostra personale nel mondo reale rapportandosi con gli altri?

Buon Pirata così salpa da un’isola all’altra. E queste isole somigliano moltissimo a quelle della mia infanzia, quelle della Laguna di Venezia, di cui prendo le caratteristiche e le leggende, trasformandole ad uso della narrazione.

L’infanzia è anche il target, le storie sono pensate per i bambini, o come dico io, al bambino che abbiamo in fondo al cuore. A loro è destinata la morale finale, come nelle fiabe di Esopo e dei Grimm, l’unico vero tesoro da scoprire.

Anzi in alcuni casi vengo aiutato proprio da Asia, la figlia di una confrittella, prima fan di Buon Pirata, che non smetterò mai di ringraziare. La scelta dei nomi degli amici del protagonista, alcune situazioni e pure lo svolgimento di qualche storia, nascono dalla sua fantasia. Così avremo la cagnolina Rosetta e il pappagallo Tu Chitti, ed anche serpenti, tucani ed isole piccolissime. E comunque, badate bene, io vado ad ingrossare le fila di più illustri scrittori che chiedono aiuto all’infanzia per lo svolgimento dei loro racconti: da Lewis Carrol a J.K. Rowling.

Lascio infine la parola a Buon Pirata, un poco magico, un poco vagabondo, che vi saluta alla sua maniera:

“Ahrrrr …”


 

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