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-Ciurma Pirati Informatici

5° Raduno Nazionale: Presentazione

5th National Pastafarian Meeting (click here for the english version)

ARRRRH pirati!

Come ogni anno, frittelli da ogni parte d'Italia si riuniscono per fare festa.

Il V raduno pastafariano nazionale si svolge a Salerno dal 24 al 28 agosto 2016.

I pirati approdati a Salerno saranno rifocillati e sistemati a pochi minuti di auto dalla città.

A Calvanico, città albergo raggiungibile anche con mezzi pubblici, si trovano le sistemazioni in camera, ma i pirati più avventurosi, se lo preferiscono, potranno piantar tenda [sia propria che noleggiata] nel campeggio allestito presso “L'Incartata” di Rural Hub, nostro partner di cibo e di letto.

La ciurma è cresciuta e quindi c'è bisogno di tempo per discutere, bivaccare, conoscersi: quest'anno avrete la possibilità di compiere una vera e propria mini-vacanza, se ci raggiungerete fin dal mercoledì. Potrete anche partecipare solo per il weekend. A voi la scelta: ma non affidatela ai dadi! Pensate solo a QUANTO volete stare bene!

Abbiamo predisposto un programma che appaci tutti i gusti!

Ci sono eventi di puro spirito aggregativo, occasioni di dibattito e confronto, celebrazioni pubbliche. In una gustosa alternanza di momenti esclusivi per pirati e di appuntamenti aperti al pubblico e alla città, ci prodigheremo per onorare piaceri, bellezza, tolleranza, intelletto.

Partecipate con generosa gioia di vivere e ironia!

Trascinino, le lor prodigiose chiappe in Campania, minestri di culto, frittelli, pastezzandi e [perché no?] curiosi!

Qui potete visualizzare il programma: Programma

Per prenotare viaggio e soggiorno organizzato: Iscrizione

Il Pastafarianesimo entra in Università come oggetto di studio

Simona Zanini, studentessa dell'Università degli Studi di Milano, ha presentato una tesina sul Pastafarianesimo alla fine del Corso di Sociologia dei Processi Culturali guadagnandosi il massimo voto e la lode. Il documento, dal titolo "Pastafarianesimo da asporto. Lo scolapasta come rivendicazione religiosa" è probabilmente il primo scritto accademico italiano completamente dedicato alla nostra sugosissima religione e riconosce in modo esplicito e riccamente documentato il Pastafarianesimo come religione a tutti gli effetti.

Di Goldmund100 - Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3839224

Il Pastafarianesimo è analizzato secondo le categorie e le direttive tracciate da Oliver Roy nel saggio La santa ignoranza. Religioni senza cultura, Feltrinelli, Milano 2009.

Il rapporto tra cultura e religione è mutato e non nel segno della fede. Roy esamina movimenti religiosi estremisti, caratterizzati da un diffuso rigetto della cultura dominante: correnti religiose non più fondate sulla territorialità o prove conoscitive, ma su un sentire individuale, assunto come assoluto.

«La santa ignoranza consiste in due cose. La prima è la svalutazione della cultura a vantaggio della fede […] La seconda cosa è l’indifferenza verso la teologia a vantaggio della fede come ‘vissuto’. In questo caso la santa ignoranza non è un ritorno a un qualche arcaismo bensì l’espressione di un atteggiamento moderno: l’affermazione di sé, la gioia del momento, l’esserci in opposizione al pensiero, l’immediato in opposizione al tempo»

In che modo il Pastafarianesimo risolve il rapporto cultura-fede? In che modo colloca la questione della fede nella difesa della cultura scientifica?

Conscia del crescente bisogno di dialogo e convivenza tra le religioni, nonché della necessità di punti di convivenza comuni, come così chiaramente espresso nel saggio che ha costituito la principale fonte bibliografica del suo lavoro, Simona Zanini ha delineato il percorso storico del Pastafarianesimo, andando dalle origini rivelate da Bobby Henderson agli sviluppi rituali e sociali delle pannocchie italiane, rinvenendo nel particolare – e rituale – svuotamento dogmatico del Pastafarianesimo un contributo positivo al processo di autonomia della vita politica e socio-culturale, dal controllo e dall'influenza della religione.

Per chi desiderasse leggerlo, Simona ha gentilmente concesso di condividere liberamente il suo documento. Scarica il documento.

Immagine: Facciata della sede dell'Università Statale di Milano in via Festa del Perdono, vista dal giardino di largo Richini. Di Goldmund100 - Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3839224

Certificazione dei Luoghi di Culto

Noi Pastafariani sappiamo che pregare è importante.

Cerimonia del Mercoledì Pastafariano nel luogo di culto El Bodeguero a Fisciano (SA)Sì, è vero, il Prodigioso Spaghetto Volante non ascolta le nostre preghiere anzi se ne frega proprio. Ha cose più importanti da fare. Però le preghiere dei Pastafariani sono diverse: non si tratta di sussurrare filastrocche al proprio amico immaginario, ma di celebrarlo cibandosene in abbondanza, da soli o meglio ancora in compagnia di amici (quelli in carne ed ossa, s’intende) e familiari, innaffiandolo con abbondante Bevanda Sacra di nostra preferenza.

Per noi Pastafariani pregare è un rito quotidiano indispensabile. Se non lo facessimo ci sentiremmo rapidamente senza forze, ne sentiremmo un bisogno intenso, quasi fisico –anzi proprio fisico– che parte da un punto dentro di noi, un punto che non è la sede dell’anima, ma la bocca dello stomaco. Se ci astenessimo dal pregare per lunghi periodi potremmo anche deperire fino alle più estreme conseguenza.

Ma oltre che indispensabile, la preghiera è per noi un piacere sopraffino. I Pastafariani non conoscono il peccato e meno che meno il peccato di gola.

Da sempre i Pirati Pastafariani pregano in ogni dove. A casa, al lavoro, al ristorante, con un panino veloce al bar o seduti ad una tavola imbandita di tutto punto. Non importa. Ogni cibo che ingeriamo si trasforma all’istante nel corpo del nostro Dio per il Mistero della Transustanziazione del Tortellino. L’atto stesso di cibarsi è preghiera. Il rito della preparazione del Cibo è Sacro. Probabilmente anche solo pensare al cibo è una forma di estasi religiosa. Se ci fossero delle statue della nostra divinità, invece di piangere, queste sbaverebbero alla vista del cibo.

Ogni luogo può essere un luogo di preghiera e quindi un luogo di culto. La più umile delle cucine è la Casa del Prodigioso. Il più raffinato dei ristoranti sulla Guida Michelin è anch’esso un luogo di orazione. Quando si tratta di pregare, i Pirati pastafariani non si formalizzano sui dettagli, non hanno bisogno di genuflettersi o orientarsi con la bussola verso un punto qualsiasi del globo. Con uno sgabello e un tavolaccio basta.

Perché allora certificare i luoghi di culto?

La risposta non va cercata tra i libri di cucina o nelle Sacre Fritture ma nelle tavole della Legge. Lo Stato italiano sembra infatti avere una predilezione per i luoghi di culto formalmente stabiliti. Pare che altre religioni siano solite costruire grandi templi in onore delle loro divinità e che lo Stato favorisca questa pratica offrendo ingenti benefici sotto forma di esenzioni dalle imposte sugli immobili dedicati al culto.

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